A conclusione dell’evento riportiamo un riassunto dei punti fondamentali discussi ed affrontati.

Abbiamo iniziato con una introduzione al progetto di ricerca da cui è nato questo primo incontro tavola rotonda ed abbiamo analizzato il documento di greenpeace evidenziando le pagine dove si notano gli errori dovuti alla confusione del termine cloud computing. Si è inoltre evidenziato come sia relativamente piccolo l’impatto, sulle emissioni totali da gas serra, dei consumi energetici derivanti da tutto il mondo ICT rispetto il resto delle attività inquinanti, guardando il documento SMART2020 redatto dal Climate Group e dal Global e-Sustainability Initiative (GeSI) nel 2008.

Successivamente abbiamo introdotto il tema “cloud computing e datacenter”, dando una necessaria definizione del Cloud Computing ed evidenziando come nella definizione può nascondersi un rischio poco green-oriented delle infrastrutture cloud. Sono state citate le tecnologie per i datacenter utili all’approccio green facendo il percorso dell’energia elettrica, tecnologie più ampiamente affrontate dagli speaker invitati al tavolo.

Molto interessante e piena di utili spunti l’intervento del Prof. Giorgio Ventre (How green will be my network) del dipartimento di Informatica e Sistemistica della Federico II. Lo studio che l’università sta portando avanti sull’ottimizzazione dei consumi degli apparati di networking introducendo lo stato di quiescenza su router e switch nei momenti di sottoutilizzo è veramente di grosso impatto se si proietta su scala internet.

Di seguito ci siamo collegati via skype con Lior Paster SE Manager di SGI, che ha analizzato come il costo di un singolo apparato server deve considerare il costo energetico sui tre anni di vita, che in molte occasioni può essere molto superiore; ha illustrato come l’approccio di Rackable System (ora SGI) di ridurre la lunghezza dello chassis del 50% consente di ridurre notevolmente il numero delle ventole necessarie e la loro velocità, tutto a vantaggio del consumo energetico. Inoltre altro punto fondamentale è l’opzione di alimentazione diretta in DC (corrente continua) argomento da noi citato che ci ha convinti a volere la partecipazione di SGI al tavolo, tale opzione elimina il pacco alimentatore guadagnando circa la terza parte dei consumi di un apparato server. In ultimo la SGI ha sollevato un punto focale, che va assolutamente analizzato in dettaglio, la temperatura utile di lavoro degli apparati. Non è necessario portare il raffreddamento ai 19-22 gradi cui solitamente i server vengono raffreddati dal sistema di cooling, ma sarebbe possibile addirittura farli lavorare fino a 40-42 gradi. Ciò significa veramente molto in termini energetici di risparmio del raffreddamento necessario.

Lo speaker successivo, Sergio Cimino, Senior System Engineer di VMware, ci ha parlato della virtualizzazione, elemento che ormai risulta a tutti noto essere la pietra miliare del GreenIT, la tecnologia che più di tutte è impattante sui risparmi energetici di un datacenter, basti pensare che mediante il “consolidamento server”, termine che indica il processo di virtualizzazione di un datacenter già esistente, è capace di ottimizzare l’utilizzo delle risorse computazionali, concentrando i servizi, sotto forma di virtual machine, all’interno di un numero inferiore di server dell’ordine di 10:1 o superiore. Pertanto un datacenter di 1000 server potrà svolgere le stesse identiche funzioni con soli 80 server. Ovviamente è palese il risparmio energetico, quanto il risparmio di investimento in hardware e manutenzione dello stesso. In aggiunta abbiamo invitato VMware anche per sottolineare una nuova funzione del vCenter, che è il Distribuited Power Management, un automatismo capace di concentrare le virtual machine nei periodi di sottocarico, consentendo cosi uno spegnimento automatico dei server eccedenti, per poi, sempre autonomamente riaccendere le macchine necessarie e ridistribuire le virtual machine bilanciando il carico. Di questa funzionalità ci è stato mostrato anche un breve video che qui alleghiamo.

Con VMware concludiamo il percorso elettrico nel datacenter relativamente agli apparati di computazione, per passare all’affascinante quanto complesso mondo del raffreddamento (cooling).

Il primo speaker ad introdurci l’argomento, Gianfranco Calice, Area Manager Emerson Network Power, ha illustrato numeri e percentuali sui tradizionali consumi dei datacenter, ha presentato quanto può essere importante definire un giusto standard di calcolo dell’efficienza energetica sostituendo il PUE (Power Usage Effectiveness), con un valore determinato da una nuova frazione (CUPS/Watt Utilizzati – Compute Unit per Second). Da questo ed altri discorsi ha presentato le ottime soluzioni di Emerson relativamente al precision cooling, argomento da noi sollecitato di approfondire in quanto considerato molto efficace ed interessante. Veramente degno di nota il brevetto di Copeland, una consociata di Emerson per il compressore (Digital Scroll) che si adatta al carico reagendo velocemente ai cambiamenti, comportando una ulteriore riduzione di consumo energetico. La Emerson è convinta che nell’ottica del contenimento,  il corridoio freddo sia la migliore soluzione, come vedremo in antitesi all’ottica di APC.

L’ultima presentazione della tavola rotonda è stata illustrata da Vincenzo Spagnoletti, Director of SMB Sales South di APC by Schneider Electric, che descrive come la portata di Schneider Electric su tre fronti (industria,power & control,energy management) porta il gruppo ad essere lo specialista globale della gestione dell’energia e porta alla visione dell’ ecostruxture. Anche con APC vediamo come sia importante aggredire il calore alla fonte, il più vicino possibile, ma qui vediamo la preferenza del corridoio caldo contenuto rispetto il freddo. La caratteristica interessante è quella degli apparati collegabili alla rete e gestibili mediante IPAddress con una serie di interfacce grafiche molto gradevoli.

La differenza di punti di vista sui corridoi caldo/freddo da parte di due player di cosi grossa portata, richiede un sicuro approfondimento.

Doverosa la nostra conclusione dove abbiamo riassunto i punti focali venuti fuori dalla giornata ed abbiamo ribadito l’intenzione a portare avanti la ricerca con la disponibilità dei player coinvolti.

Su nostro invito il prof. Sergio Ulgiati, comitato scientifico del WWF e prof Scienze Ambientali della Parthenope, ha espresso le sue impressioni su tutto quello che si è discusso dando la disponibilità ad approfondire gli argomenti ed ad essere coinvolto ai nuovi appuntamenti.

Share This