Oggi, 23 agosto 2016, si celebra l’Internaut Day, il Giorno dell’Internauta, perché proprio al 23 agosto del 1991 si fa risalire la nascita del World Wide Web.

Timothy John Berners-Lee, informatico nato a Londra nel 1955, viene considerato inventore del World Wide Web insieme a Robert Cailliau. Fu lui che nell’agosto del 1991 mise online il primo sito web, quello del Cern di Ginevra, dopo che nel marzo del 1989 aveva depositato un documento con la sua idea della Rete. Un’idea che ha rivoluzionato il modo di vivere, comunicare, l’economia e l’informazione.

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Era il 6 agosto. L’accesso al pubblico avvenne il 23 dello stesso mese. Oggi, quindi, non si celebra tanto l’invenzione di Internet in sé, quanto la possibilità di tutto il mondo di accedervi.

A distanza di 25 anni nel mondo ci sono oltre un miliardo di siti e quasi 3,5 miliardi di utenti.

Lo scopo di Berners-Lee era creare un sistema per collegare i computer dei centri di ricerca e condividere le informazioni, una specie di database online a cui si potesse accedere da ogni computer.

Nel 1995 i siti nel mondo erano meno di 25 mila ma già nel 1996 erano cresciuti di 10 volte. Mentre il primo milione e’ stato toccato nel 1999. Un vero e proprio boom c’e’ stato tra il 2011 e il 2012, quando il numero dei siti e’ passato da circa 350 mila a quasi 700 mila. Il traguardo del miliardo di siti web nel mondo è stato raggiunto nel 2014: a certificarlo il “contatore” di Internet Live Stats che ora segna quasi 1 miliardo e 61 milioni e circa 3,5 miliardi di utenti attivi.

25 ANNI DI INTERNET…E DI CLOUD COMPUTING?

La parola inglese Cloud, cioè nuvola, è convenzionalmente utilizzata per rappresentare internet. Una scelta particolarmente fortunata che rende comprensibili alcune delle caratteristiche del web. Il termine è poi è stato utilizzato per la locuzione Cloud Computing. Quest’ultimo è un modello di business secondo il quale massicce capacità informatiche vengono fornite sotto forma di servizio, tramite internet, a partner esterni.

Infatti, se parliamo di Cloud Pubblico, cioè la fornitura di servizi Cloud in un ambiente virtualizzato costruito attingendo a risorse fisiche condivise e accessibile tramite Internet, possiamo affermare che il Cloud Computing si serve della Rete ma non è con essa che nasce.

Era l’ormai lontano 2007 quando per la prima volta si sentì parlare di Cloud Computing.

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Una svolta si è avuta quando Amazon, la più importante piattaforma di vendita on line al mondo, ha iniziato a modernizzare i propri data center seguendo la nuova tendenza con l’obiettivo di aumentare l’efficienza e ridurre il consumo di risorse elettriche e con l’introduzione degli Amazon Web Services  ha dato la possibilità ad utenti esterni di accedere alla propria struttura. Il giro di boa è fissato nel 2008, complice probabilmente la crisi e la necessità di tagliare i costi di una struttura seppur strategica pur sempre ritenuta un peso enorme da sopportare. Il Cloud Computing si è così diffuso anche tra in non addetti ai lavori.

E IL CLOUD PRIVATO?

Il Private Cloud Computing, invece, è un insieme di sistemi costituito da un server di proprietà di chi utilizza il servizio che può essere collocato presso la struttura dell’azienda o presso un data center. Solitamente, ciò che spinge un’azienda ad optare per questa soluzione, è la percezione di maggiore riservatezza dei dati essendo questi memorizzati all’interno della propria struttura organizzativa. I vantaggi sono: la scalabilità (è più semplice gestire hardware e software con questa tecnologia), il maggior rendimento della struttura IT, la maggiore privacy. Gli svantaggi sono invece gli alti investimenti iniziali e le spese IT (personale, corrente, spazio ecc.).

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