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La plastica è leggera, inerte, resistente, duratura ed economica. Quanto ai suoi difetti, sono la non completa impermeabilità ai gas e al vapore acqueo e la scarsa resistenza all’abrasione ma il difetto peggiore è la non biodegradabilità. Infatti, una bottiglia di plastica può permanere in acqua, o sul terreno, da un minimo di 100 anni a un massimo di 1.000.

Marinella Melis, Università degli Studi di Cagliari

Il mare affoga tra la plastica. Sembra quasi una figura retorica, purtroppo è una triste verità. Ha ispirato poeti e naviganti, scrittori e musicisti, il mare è per molti la panacea di tutti i mali. Charles Baudelaire, l’autore de “I fiori del male” vede nel mare una corrispondenza tra gli spiriti irrequieti, che rifiutano i legami e le acque oceaniche. Per questo scrisse: “Uomo libero, sempre il mare tu amerai”. Eppure è proprio la mano dell’uomo “libero” che sta uccidendo il mare e le sue creature.

Mettiamo per un attimo da parte la poesia che il mare sempre ispira e snoccioliamo qualche dato. Secondo il dossier intitolato The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics presentato alla 48esima edizione del World Economic Forum di Davos, le nostre acque, tra trentacinque anni, potrebbero contenere più plastica che pesci. Il dato è allarmante. Si tratta del flagello ambientale dei nostri tempi. Ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica sostano indisturbate nei fondali degli oceani. L’accumulo ha creato una nuova nicchia ecologica che gli scienziati chiamano “plastisfera”.

“Acqua in bottiglia: anomalia italiana”. Questo il nome del dossier di Legambiente e Altreconomia a proposito della produzione di bottiglie di plastica. Il consumo nel nostro Paese continua a crescere, con una produzione che oscilla tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie all’anno. Secondo il report, infatti, l’acqua è un grande business per le imprese imbottigliatrici. Basti pensare che si tratta di un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro l’anno. In più, complice la diffidenza nei confronti dell’acqua del rubinetto, gli italiani sono tra i maggiori consumatori, secondi al mondo solo al Messico. Una cattiva abitudine, insomma, che però tiene in piedi un intero sistema economico fatto anche di lavoratori, di famiglie e di aziende. “I dati riportati nel rapporto – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente evidenziano come in Italia l’acqua in bottiglia garantisca ancora oggi un business miliardario, in costante aumento negli ultimi anni, così come i consumi. Alla base del record tutto italiano il falso mito che sia migliore e più controllata di quella del nostro rubinetto e soprattutto un costo della materia prima (l’acqua), per chi imbottiglia, praticamente nullo: una media di appena 1 millesimo di euro per ciascun litro imbottigliato”.

Il “mare magnum” della plastica. Ridurre il consumo di plastica, là dove possibile, è un impegno che ciascuno di noi dovrebbe assumersi anche in nome della sempre più citata economia circolare. Nell’approfondimento dal titolo “Un mare da salvare”, i giornalisti di Sky hanno provato a fare qualche paragone: è come se, ogni minuto per 365 giorni, un camion della spazzatura riversasse tutto il suo contenuto in acqua. Senza sosta. Se non ci sarà un cambio di rotta, con una diminuzione della produzione e una maggiore attenzione allo smaltimento, nel 2050 i camion al minuto diventerebbero quattro. In quella data, in termini di peso, gli oceani potrebbero contenere più bottigliette che pesci. Tra le acque più inquinate ci sono quelle del Mediterraneo.

Per non parlare di quanto le microplastiche nei cosmetici e gli oggetti in plastica siano dannosi per le specie marine o per gli uccelli. Quale essere umano non è stato invaso da un profondo senso di sconforto vedendo l’immagine di un cavalluccio marino aggrappato a un cotton fioc?

Questa foto di Justin Hoffman, meravigliosa e straziante allo stesso tempo, si intitola “Sewage Surfer” e cioè Surfista dei liquami, è stata tra i finalisti del Wildlife Photographer of the Year 2017, prestigioso concorso che raccoglie e seleziona il meglio della fotografia naturalistica a livello mondiale dal 1964.

 

 

La sfida britannica e le frontiere cinesi. Alcuni Paesi corrono ai ripari, per esempio la Gran Bretagna muove i suoi primi timido vietando le microplastiche nei cosmetici. “I mari e gli oceani del pianeta – aveva detto risoluta il ministro dell’Ambiente britannico – sono tra i beni più preziosi che possediamo”. Ma non è bastato. La premier britannica Theresa May ha presentato il piano 25ennale per l’ambiente che prevede: la realizzazione di corsie di prodotti sfusi nei supermarket, l’estensione da 5 pence a tutti i sacchetti usa e getta, l’erogazione di finanziamenti per l’innovazione nel riciclo dei polimeri e fondi dedicati alla lotta all’inquinamento nei Paesi in via di sviluppo. Dietro questa crociata ambientalista, però, si potrebbe celare il divieto della Cina all’import di ben 24 categorie di rifiuti (tra cui la plastica) e l’innalzamento degli standard qualitativi di alcune categorie di scarti. Ma è chiaro che non tutti i mali vengono per nuocere. Questa potrebbe essere l’occasione per sensibilizzare i cittadini a ridurre gli sprechi, a prestare attenzione a quali prodotti comprare, a usare il più possibile beni durevoli e ad abbandonare l’usa e getta, concetto sempre più permeato nella nostra società e nel nostro stile di vita.

Ciascuno può fare qualcosa. Noi di VMEngine ne sappiamo qualcosa perché nel nostro piccolo quartier generale fuori dal tempo, nel centro storico di una meravigliosa cittadina, del mare sentiamo il profumo. Entra dalle finestre ogni giorno, mentre siamo presi dalla frenesia del lavoro e dai continui aggiornamenti ai quali la nostra professione è destinata. Ebbene, grazie alla sensibilità di Fabio Cecaro, CEO di VMEngine ed esperto di Cloud Computing, abbiamo deciso di abolire le bottigliette di plastica e ci siamo dotati di una pratica borraccia in acciaio, lavabile e utilizzabile all’infinito. La portiamo sempre con noi, la usiamo in ufficio e fuori casa. Non solo, l’abbiamo regalata ai nostri clienti perché solo attraverso la condivisione delle idee possiamo fare in modo che il messaggio arrivi forte e chiaro. Tutto questo perché non vorremmo mai che le bottigliette dalle quali abbiamo appena bevuto galleggiassero indisturbate per centinaia di anni nel nostro mare.

 

 

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