Il mondo del digitale non smette mai di riservare sorprese. La notizia che ha lasciato di soppiatto “haters and lovers” di Aws è che GoDaddy, società statunitense che gestisce domini e web hosting, ha deciso di migrare gran parte delle sue infrastrutture sulle “nuvole” di Amazon Web Service. Così, GoDaddy ne sfrutterà i servizi per innovare e rendere ai suoi 17 milioni di clienti in tutto il mondo servizi più performanti. Una bella vittoria per il Cloud Provider americano. Già, perché il dilemma, per dirlo alla shakespeariana maniera rimane sempre quello: Cloud o Hosting fisico? Cloud computing Vs Hosting fisico. La differenze principali tra i due sono essenzialmente due: 1) Modello di business: “Pay as you go” vs fisso mensile Mentre con l’hosting fisico il cliente paga una tariffa mensile per il servizio che gli viene erogato, con il cloud hosting il cliente paga solo quello che consuma. Per intenderci faremo un esempio. Se durante il mese di marzo un sito ospitato su un server cloud avrà ricevuto 10 milioni di visite, allora il cliente pagherà per quelle 10 milioni di visite. Se, invece, a febbraio le visite a quello stesso sito saranno state 100, il cliente pagherà solo per quelle 100 visite. 2) Numerosità e tipologia di servizi offerti Se da un lato è vero che i servizi di hosting fisico sono semplici e con costo mensile standard, dall’altro però bisogna scontrarsi con le performances. Nel caso dello shared hosting più domini sono ospitati su un unico server ed è qui che i nodi arrivano al pettine perché si potrebbero subire rallentamenti durante il caricamento delle pagine, inefficienze e blocchi dovuti all’impossibilità di sostenere il carico di lavoro. Ed è qui che l’hosting cloud supera di gran lunga le aspettative del cliente, offrendo una gamma di servizi ad hoc per qualsiasi esigenza legata all’IT. Un esempio? Autoscalabilità, aumentare le risorse hardware in tempo reale e su esigenza specifica del cliente. Modificando vari parametri come la potenza computazionale o la quantità di RAM, infatti, il cloud architect ha la possibilità di aumentare e diminuire il numero di server disponibili per il servizio garantendo la necessaria elasticità per adattarsi a picchi di traffico elevati e garantendo rapidità nei tempi di risposta. Clienti soddisfatti. Una scelta non da poco quella di GoDaddy che, in breve tempo, modificherà gli assetti attuali del mondo degli hosting provider. Con la migrazione su un Cloud Provider, infatti, si possono ampliare all’infinito le offerte di prodotti e soluzioni. Tutto questo a beneficio dei clienti che potranno incorporare gli strumenti di GoDaddy per la costruzione di siti Web – Managed WordPress e GoCentral. “GoDaddy è stato un attivo utilizzatore di applicazioni containerizzate e ora farà leva su Amazon Elastic Container Service di AWS per Kubernetes (Amazon EKS)”, ha dichiarato un rappresentante di AWS qualche settima fa. “Questo servizio consentirà di eseguire i numerosi carichi di lavoro di Kubernetes su AWS senza alcuna modifica, visto che Amazon EKS è completamente compatibile con qualsiasi ambiente Kubernetes standar“. In più, i servizi di machine learning all’avanguardia saranno utilizzati con le istanze P3 Amazon Elastic Compute Cloud (Amazon EC2) basate su GPU. Queste istanze consentiranno agli sviluppatori di formulare più velocemente modelli di apprendimento automatico per migliorare le prestazioni dello strumento di valutazione dei domini. GoDaddy verso il Cloud. “Operando su Aws saremo in grado di innovare alla velocità e alle dimensioni necessarie per fornire nuovi potenti strumenti che aiuteranno i nostri clienti a gestire al meglio le proprie iniziative e ad avere successo online“, spiega Charles Beadnall, Chief Technology Officer di GoDaddy, al quotidiano economico-finanziario “The Economic Times“.

E’ probabile – sostiene Fabio Cecaro, Cloud Evangelist e Ceo di VMEngine – che la governance di GoDaddy si sia trovata anche nella condizione di dover scegliere tra nuovi investimenti in hardware (Capex) o rivoluzionare la strategia economica in un modello a consumo (Opex).Quindi considerando gli enormi costi che comporta il rinnovo dell’hardware, il management di Godaddy ha optato per una massiccia migrazione su Aws“.

Una scelta non da poco che consentirà di ridurre il personale o fare in modo che questo si specializzi per offrire servizi diversificati a seconda delle esigenze dei clienti, potendo contare sulla potenza computazionale e sulla sicurezza del Cloud Provider numero uno al mondo.

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