Era il 1861 quando  Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, brevettò il primo materiale plastico semi-sintetico, battezzato parkesine. Nel 1907 il chimico belga Leo Baekeland ottenne per condensazione tra fenolo e formaldeide la prima resina termoindurente di origine sintetica, che brevetterà nel 1910 con il nome dei bakelite.

Nel 1912 un chimico tedesco, Fritz Klatte, scoprì il processo per la produzione del polivinilcloruro (PVC), che moli anni dopo avrà grandissimi sviluppi industriali.

Nel 1913, è la volta del primo materiale flessibile, trasparente e impermeabile che trovò subito applicazione nel campo dell’imballaggio: Jacques Edwin Brandenberger inventò il cellophane

Nel 1938 in America nacque il nylon, la fibra sintetica usata per i tessuti. Nel 1954 l’italiano Giulio Natta creò il moplen, la plastica usata ancora oggi nel settore alimentare.

Oggi la plastica, materiale pratico, economico e versatile è considerato un nemico dell’ambiente soprattutto se finisce in mare. Il 2018, infatti, può essere considerato l’anno della lotta alla plastica che “inquina i mari d’Europa e del mondo“. L’Unione Europea ha già preso provvedimenti significativi mettendo in campo una strategia di lotta che prevede la riduzione degli imballaggi e l’incentivo alla produzione di materiali meno inquinanti e più sostenibili.

Anche l’Italia ha preso provvedimenti. Dal 4 ottobre, infatti, il ministero dell’Ambiente sarà interamente #plasticfree. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato: “Inizia una settimana di cambiamenti in quella che per me è la Casa di Tutti: l’installazione dei dispense di acqua alla spina, la sostituzione dei prodotti all’interno dei distributori. Ed è una piccola grande rivoluzione che non riguarda solo il Ministero. Se così fosse, sarebbe davvero limitata. L’avevamo promesso subito, fin dal primo giorno, e ci siamo: il 4 ottobre il ministero dell’Ambiente diventa #plasticfree! Da quando abbiamo lanciato la sfida, ed era il 5 giugno, durante la Giornata internazionale dell’Ambiente, ci sono arrivate centinaia di adesioni: comuni, regioni, università, prefetture, associazioni, catene di supermercati, piccole isole… un’onda che si sta propagando anche nelle case di ciascuno di voi. Continuate a raccontarci la vostra trasformazione #plasticfree sia qui che su Twitter, taggandomi“.

E poi ancora: “Contemporaneamente, stiamo lavorando a due grandi leggi per la riduzione della plastica monouso e degli imballaggi. Una sarà pronta entro un paio di settimane e ci piacerebbe chiamarla SalvAmare e di fatto anticipa la direttiva europea contro la plastica monouso.L’altra prevede agevolazioni sia per gli imprenditori che scelgono di ridurre gli imballaggi sia per i consumatori che riempiranno il carrello con prodotti più sostenibili, e per questa abbiamo già trovato i fondi.Serve l’aiuto di tutti, di ciascuno di noi, a tutti i livelli, perchè l’Ambiente non ha colori e non ha steccati politici“.

Ad allinearsi immediatamente con il “concetto” #plasticfree è una città al centro d’Europa e sempre pronta al cambiamento: Milano. “Il comune deve dare l’esempio“, il messaggio è chiaro. E’ questo il contenuto di un ordine del giorno presentato in commissione Mobilità e Verde che invita il sindaco e la Giunta a “attuare modalità di sensibilizzazione nella grande distribuzione e negli esercizi commerciali per eliminare l’uso delle vaschette di plastica usa e getta e a mettere in atto un programma per bandirne l’uso in città a favore di packaging biodegradabili“, nonché a “avviare tutte le azioni necessarie per intraprendere un percorso etico e di rieducazione al rispetto e tutela dell’ambiente, con l’obiettivo primario di eliminare la presenza della plastica usa e getta all’interno del Comune e di raggiungere lo status di comune plastic free“.

La proposta è arrivata dalla consigliera M5S, Patrizia Bedori, e dal consigliere Pd e presidente della commissione, Carlo Monguzzi. Sul fronte della sensibilizzazione per gli esercizi commerciali, dal consigliere della lista civica Beppe Sala Sindaco, Franco D’Alfonso, arriva il suggerimento di sviluppare un bollino comunale di garanzia per gli esercizi che si dovessero avvicinare a una politica ambientale più sensibile, incluso il tema della plastica usa e getta, oltre a ragionare su incentivi non economici, ma legati allo smaltimento dei rifiuti.

 

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