Charles Darwin, il più grande naturalista di tutti i tempi, nella sua opera “L’origine dell’uomo e la selezione sessuale” scrisse di come gli animali siano in grado di provare sentimenti e di quanto siano siamili all’uomo. “Una gran parte delle emozioni più complesse – si legge – sono comuni agli animali più elevati e a noi. Ognuno può aver veduto quanta gelosia dimostri il cane se il padrone prodiga il suo affetto ad un’altra creatura; ed io ho osservato lo stesso fatto nelle scimmie. Ciò dimostra che non solo gli animali amano, ma sentono il desiderio di essere amati“.

Ed è proprio da quel desiderio di essere amati e di ricambiare senza pretendere nulla che partiremo per raccontarvi una bella storia, per spiegarvi come il Cloud Computing può contribuire a salvare alcune specie animali in via di estinzione. Come il Koala, per esempio. Un marsupiale che popola le foreste di eucalipto australiane. Un adorabile orsacchiotto che, purtroppo, è a serio rischio di estinzione. Classificati come “specie vulnerabile” dal WWF, questi bellissimi marsupiali sono sempre più minacciati dalla mano dell’uomo spietato e dai cambiamenti climatici.

Ma allora, come può la tecnologia, e il cloud computing nello specifico, mettersi al servizio di questi teneri animali? A spiegarcelo è proprio Amazon Web Services, leader mondiale del Cloud. Circa cinque anni fa, un team di scienziati guidato da Rebecca Johnson, direttrice dell’Australian Museum Research Institute, iniziò a caratterizzare la diversità genetica dei koala. Ma l’obiettivo principale del gruppo di ricercatori era soprattutto quello di rafforzare la capacità dell’Australia di condurre progetti di sequenziamento del genoma su larga scala. Così, dopo mesi e mesi di studio, il team ha pubblicato la ricerca su Nature Genetics dal titolo “Adaptation and conservation insights from the koala genome” che identifica la base genomica della biologia unica del koala.

E qui viene il bello perché, come spiega il Chief Evangelist di Aws Jeff Barr, la creazione di una sequenza genetica completa richiede un’incredibile quantità di potenza di calcolo e una grande quantità di spazio di archiviazione. Basti penare che  il genoma del koala arriva a 3,42 miliardi di paia di basi, leggermente più grande del genoma umano.

Gli scienziati, dunque, hanno usato cfnCluster per creare cluster multipli. Ciascuno di essi con un numero da 500 a 1000 vCPU e con Falcon di Pacific Biosciences. Complessivamente, il team ha utilizzato 3 milioni di ore di core EC2, la maggior parte delle quali erano istanze Spot di Amazon EC2.

Questo lavoro è stato possibile grazie a una potenza di calcolo flessibile e a basso costo che ha consentito al team di bioinformatica di sperimentare la configurazione del pipeline Falcon mentre veniva ottimizzato, adattandolo al loro carico di lavoro.

Una notizia quasi rivoluzionaria, la dimostrazione pratica di come la tecnologia possa essere al servizio dell’uomo e della natura per costruire un mondo migliore.

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