In pochi sanno che quello che per noi è un semplice lavaggio in lavatrice in realtà per l’ecosistema marino è un danno da non poco conto.  Come è stato ampiamente dimostrato, i nostri vestiti sono parte del problema: ogni volta che li laviamo, rilasciano particelle talmente piccole da non essere intercettate né dai filtri delle lavatrici né dagli impianti di trattamento delle acque reflue finendo così nei fiumi e nei mari.

Secondo uno studio del 2016, pubblicato sulla rivista specializzata Environmental Science & Technology,ogni volta che vengono lavati tessuti sintetici vengono rilasciate microfibre e il 40 per cento delle stesse finisce inevitabilmente nei corpi idrici.

La lotta per impedire alle minuscole particelle di plastica di disperdersi negli oceani ed entrate nella catena alimentare potrebbe iniziare dalle lavatrici ma non solo.

Marevivo –  associazione nazionale che ha a cuore temi come la conservazione della biodiversità, lo sviluppo sostenibile, la valorizzazione e la promozione delle aree marine protette, la lotta all’inquinamento e alla pesca illegale, l’educazione ambientale– dopo aver ottenuto la messa al bando delle microplastiche nei cosmetici ha lanciato una campagna per proteggere il mare delle fondi di inquinamento che sono apparentemente impercettibili ma che creano danno agli animali e all’uomo. Si tratta di  #StopMicrofibre, una campagna dedicata alla sensibilizzazione sul problema delle microplastiche rilasciate dai tessuti sintetici in lavatrice.

Com’è noto, questi invisibili inquinanti sono ormai ovunque. Un solo carico, infatti, produce milioni di microfibre di dimensioni inferiori ai 5 mm che si riversano in mare dove vengono ingerite dagli organismi marini, entrando così nella catena alimentare.Il 40% delle microfibre non viene trattenuto dagli impianti di trattamento e finisce nell’ambiente. Una città come Berlino, ad esempio, ne rilascia ogni giorno una quantità equivalente a 540.000 buste di plastica.

L’acrilico, nello specifico, è uno dei tessuti peggiori, cinque volte in più del tessuto misto cotone-poliestere. È quanto emerso dallo studio Evaluation of microplastic release caused by textilewashingprocesses of syntheticfabrics” De Falco,F., et al., pubblicato su  EnvironmentalPollution (2017) secondo cui un solo carico di 5 kg di materiale in poliestere produce tra i 6 e i 17,7 milioni di microfibre. Queste ultime, inoltre, sono sempre più spesso trovate negli organismi filtratori acquatici come mitili e ostriche, ma anche nello stomaco di pesci ed uccelli marini, nei sedimenti, nel sale da cucina e nell’acqua in bottiglia.

Una volta entrati nell’ecosistema marino, i microframmenti nocivi iniziano ad assorbire sostanze inquinanti e tossiche e vengono ingeriti dagli organismi che li scambiano per cibo; si accumulano nei tessuti in concentrazioni sempre crescenti via via che si sale nella catena alimentare fino a raggiungere potenzialmente l’uomo.

Quello che l’associazione ambientalista Marevivo chiede è l’opportunità di investire sulla ricerca e l’innovazione del settore tessile e migliorare il trattamento delle acque reflue. E’ necessario, dunque, progettare sistemi di filtraggio più efficaci per lavatrici e provare a ridurre quanto più possibile gli acquisti, di riciclare e riusare.

 

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