Da mesi ormai il dibattito sulle fonti di energia alternative è diventato mainstream. L’abbandono progressivo delle fondi fossili e il progressivo sfruttamento di fonti di energia rinnovabili è quello che serve per contrastare il cambiamento climatico e il consumo di risorse naturali. Un esempio è il solare termodinamico.

La notizia che solo qualche giorno fa ha riportato il giornalista Jacopo Giliberto sul Sole 24 Ore è che a causa di una sorda burocrazia, dei soliti comitati del no e di una classe politica sempre troppo preparata ad affrontare i problemi l’associazione imprenditoriale di categoria, l’Anest, ha deliberato lo scioglimento.

Il settore industriale del solare termodinamico in Italia è morto ancora in fasce, senza essere riuscito a costruire nemmeno una centrale, ucciso ancora bambino da politici assetati di consenso, da comitati nimby del no-a-tutto, da funzionari pubblici corrivi, da norme contraddittorie e tardive, da piani energetici, climatici e ambientali pieni di verbi coniugati nel modo condizionale del periodo ipotetico dell’irrealtà”, scrive Jacopo Giliberto sul Sole 24 Ore.

Così, la deputata Rossella Muroni ha avviato un’interrogazione parlamentare. Sul suo blog scrive: “Parliamo di una tecnologia pulita, efficiente e promettente: il solare termodinamico a concentrazione. Un’invenzione italiana che all’estero sfruttano, mentre da noi l’azienda che ha industrializzato il brevetto è pronta a traslocare in Cina”.

Ma cos’è un impianto solare termodinamico e come funziona?

In ingegneria energetica un impianto solare termodinamico, anche noto come centrale solare a concentrazione, oppure centrale solare termoelettrica, è un tipo di centrale elettrica che sfrutta, come fonte energetica primaria, la radiazione solare, accumulandola sotto forma di calore per mezzo di tecniche di concentrazione solare, per convertirla, tramite una turbina a vapore, ottenendo una produzione di energia elettrica.

A differenza dei comuni pannelli solari termici per la generazione di acqua calda a fini domestici questa tipologia di impianto genera medie ed alte temperature permettendone l’uso in applicazioni industriali come la generazione di elettricità e/o come calore per processi industriali.

La grande rivoluzione rispetto al fotovoltaico è la possibilità di produrre elettricità anche con cielo coperto grazie alla possibilità di accumulo del calore in appositi serbatoi, ponendo almeno parziale rimedio ai limiti fisici di continuità/intermittenza imposti da tale tipo di fonte energetica.

Un’invenzione frutto del genio italiano

Sono in pochi purtroppo a sapere che questa tecnologia è frutto della ricerca di Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica nel 1984, mente brillante del CERN di Ginevra, già direttore dell’Enea e Senatore a vita dal 2013. Il grande scienziato puntava sulla “sua” energia solare come una soluzione immediatamente disponibile. 

Rubbia partì da una semplice constatazione: un metro quadrato di specchi costa molto meno rispetto a un metro quadrato di pannelli fotovoltaici. Con una radiazione solare media di circa 1.000 W/m2, come quella italiana, il rendimento termodinamico sarebbe altissimo. 

Come racconta Lifegate, “dopo aver progettato l’impianto pilota presso Priolo, in Sicilia, alcune incomprensioni, problemi e attriti hanno indotto lo scienziato goriziano a lasciare la presidenza dell’Enea e migrare in Spagna, al Ciemat (l’Enea spagnolo). In pochi mesi è stata costruita ad Almeria – dove sono già in funzione due impianti solari tradizionali a concentrazione – la struttura rettilinea dell’impianto termico a sali. Il primo di una serie di venti”.  Ed è così che la Spagna può godere di una tecnologia made in Italy che l’Italia ha “rifiutato”. Basti pensare che tra gennaio e maggio del 2019, il solare termodinamico spagnolo ha prodotto 2.026 GWh, segnando un +8% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

Si tratta di una tecnologia che il mondo ci invidia e diventata un’esperienza di punta dell’Enea, cioè l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico, un ente pubblico di ricerca italiano che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile, vigilato dal Ministero dello sviluppo economico. “Un’invenzione italiana – dichiara Rossella Muroni (LeU) – che all’estero sfruttano, mentre da noi l’azienda che ha industrializzato il brevetto è pronta a traslocare in Cina”.

Già, sarebbe proprio così, la Cina intenderebbe raggiungere 5000 megawatt nei prossimi cinque anni. E Giliberto sul quotidiano Sole 24 Ore scrive: “La Francia medita a impianti di taglia piccola. Vi lavorano il Marocco eil Sudafrica. Ma anche l’Australia, il Messico, l’India e l’Egitto”.

Così, Muroni si appella a Conte e Patuanelli “perché non possiamo permetterci di perdere il treno del solare termodinamico, ma serve un intervento urgente del governo per sbloccare uno dei settori più importanti delle fonti pulite”.

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