Secondo Forbes, a marzo 2020, è la persona più ricca del mondo con un patrimonio stimato di 110,5 miliardi di dollari che ne fanno uno degli uomini più influenti dell’età contemporanea. Si chiama Jeff Bezos ed è il fondatore e ceo di Amazon, la più grande Internet company al mondo.

Solo qualche settimana fa ha annunciato sul suo account Instagram il lancio del Bezos Earth Fund per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Bezos ha spiegato di aver dotato personalmente il fondo di 10 miliardi di dollari “per iniziare” e che le prime sovvenzioni a ricercatori, attivisti e Ong verranno assegnate in estate.

La decisione arriva 20 giorni dopo la richiesta da parte di 300 dipendenti di Amazon di maggiori sforzi sul clima da parte dell’azienda, criticando la sua politica ambientale. I dipendenti che aderiscono all’Amazon Employees for Climate Justice (Aecj), stanno spingendo il colosso dell’e-commerce a rivedere le proprie politiche ambientali.

Le critiche riguardano il piano ambientale presentato il 19 settembre scorso da Bezos, che ha annunciato il raggiungimento delle emissioni zero di Amazon nel 2040. Secondo l’Aecj, la compagnia dovrebbe puntare alla neutralità carbonica nel 2030.

A testimonianza di come il colosso di Seattle abbia a cuore il futuro del pianeta ci sono le dichiarazione di Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon Italia e Spagna.

“Siamo fortemente impegnati nella battaglia ai cambiamenti climatici – ha dichiarato Marseglia – e non c’è tempo da perdere. È un tema urgente che riguarda tutti noi e che richiede azioni concrete e immediate. Abbiamo preso un impegno ambizioso – continua Marseglia – raggiungere quanto prefisso dagli accordi di Parigi con 10 anni di anticipo. Siamo convinti che aziende che operano su scala mondiale come la nostra possano fare la differenza nel guidare il cambiamento e spingendo altre aziende a fare lo stesso”.

“Abbiamo ordinato 100.000 furgoni elettrici, alimenteremo la nostra infrastruttura globale con energie rinnovabili attraverso l’installazione di grandi impianti e copriremo l’80% del nostro fabbisogno con energie verdi entro il 2024 e il 100% entro il 2030, abbiamo creato un fondo di oltre 100 milioni di dollari per ripristinare e proteggere le foreste e rimuovere subito il carbonio dall’atmosfera. Infine, continuiamo con il nostro impegno a ridurre gli imballaggi con dei programmi dedicati. Grazie a questi programmi – conclude Marseglia – solo dal 2015 a oggi abbiamo ridotto i rifiuti da imballaggio del 25%”.

Anche altre “tech company”, da qualche tempo, iniziano a pensare all’enorme impatto che le attività che svolgono quotidianamente hanno sugli ecosistemi. Quello che molti non sanno, infatti, è che in ambito tecnologico è possibile invece pensare al consumo di energia richiesto dai data center e all’importanza di rendere questi ultimi “a impatto zero”, attraverso scelte che riguardino in particolare l’alimentazione, l’UPS e i sistemi di condizionamento.

Aruba, per esempio, è una delle aziende che ha investito sin da subito nel rispetto per l’ambiente e a oggi riesce a risparmiare circa 18 milioni di tonnellate all’anno di CO2. Il Global Cloud Data Center di Aruba, vicino Milano, utilizza energia rinnovabile con certificazione di Garanzia di Origine (GO). Non solo. Lo stesso campus si avvale di una centrale idroelettrica di proprietà e di numerosi pannelli fotovoltaici che contribuiscono alla produzione dell’energia necessaria. Insomma, si tratta di iniziative volte ad “alleggerire” la nostra presenza su questo pianeta.

Restando ancora in ambito tech, quasi la metà dell’impronta di carbonio di Apple riguarda l’energia elettrica usata nei processi produttivi e quindi, come ha dichiarato l’azienda, risulta necessario che tutta la filiera passi a fonti rinnovabili. È per questo che i fornitori Apple “si sono impegnati a produrre entro il 2020 più di 4 gigawatt di energia pulita: quasi un terzo dell’elettricità” utilizzata per realizzare i prodotti dell’azienda nel 2018.

Inoltre, tutti gli uffici, Apple Store e data center (presenti in ben quarantatré paesi) sono alimentati con energie rinnovabili. “Questo ci ha permesso, dal 2011, di ridurre del 64% le emissioni di gas serra legate alle attività delle nostre strutture”, fanno sapere da Cupertino, il cuore della Silicon Valley.

Oggi, quella del cambiamento climatico è la sfida più grande che siamo chiamati ad affrontare e per questo nel prossimo decennio le tecnologie della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, in particolare il 5G, l’Internet of Things (IoT) e l’Intelligenza Artificiale (AI), forniranno strumenti essenziali per aumentare l’efficienza nell’economia e per prepararsi a modelli di vita sempre più sostenibili e abbandonando progressivamente i combustibili fossili.

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