Il futuro sarà più green, anzi lo è già. A dircelo è il report del think tank londinese “Ember”, un gruppo di lavoro indipendente che si occupa di clima ed energia senza fini di lucro e fornisce dati, analisi e soluzioni politiche per accelerare la transizione globale verso fonti di energia rinnovabile.

Secondo gli studiosi londinesi, nei 27 Paesi dell’Unione europea, le fonti verdi generano ormai più elettricità dei combustibili fossili.

L’eolico, il solare, l’idroelettrico, le biomasse e i biocarburanti, su cui Bruxelles scommette per trasformare il proprio sistema energetico, hanno prodotto il 40% dell’elettricità nella prima metà dell’anno, superando per la prima volta gas e carbone, fermi al 34%.

Forse è proprio un segno dei tempi che a dare questa notizia sia l’organo degli industriali italiani e mentre tutte le grandi scelte economiche di questi tempi cruciali – dai programmi della Banca centrale europea al Recovery Fund appena varato – sembrano confermare che quello che un tempo si chiamava “ambientalismo” e veniva messo di riflesso in contrapposizione allo sviluppo, dello sviluppo sta diventando una condizione.

Ed è proprio il senior analyst di “Ember”, Dave Jones, a spiegarci che quello che stiamo appena vivendo è “un momento simbolico nella transizione del settore elettrico in Europa” e nella lotta al riscaldamento globale.

Rinnovabili e Covid-19

Ma che ruolo ha giocato la pandemia in questa difficilissima partita? Decisivo, a quanto pare. Sempre secondo Dave Jones durante questi mesi drammatici, complessivamente abbiamo assistito a un calo del 7% nella domanda di energia. Nell’erosione generale delle quote di mercato dei combustibili fossili, quello del carbone è un vero e proprio crollo: meno 32%.

Numeri da capogiro che fanno riflettere non poco. Anche in questo caso a determinare la svolta è la locomotiva tedesca, una locomotiva sempre più verde che ha scelto di liberarsi del tutto della fonte di energia più cara e inquinante entro il 2038.

Stando a quanto ha scritto il quotidiano Il Sole 24 Ore “il carbone ha generato solo il 12% dell’elettricità dell’Unione europea nella prima metà del 2020 e la sua quota di mercato si è dimezzata dal 2016. Il suo utilizzo è sceso in tutti i 27 Paesi Ue”.

Tra i paesi europei con ottime performance c’è sicuramente il Portogallo che ha deciso di chiudere entro i prossimi due anni le sue due centrali a carbone e che fa registrare, dunque, un -95%. Anche Austria e Svezia, esattamente come il Portogallo, hanno preso la decisione più difficile e cioè chiudere definitivamente le ultime centrali in funzione.

Tra i Paesi europei, però, c’è qualche testardo che di passare alle rinnovabili non ne vuole proprio sapere. Stiamo parlando della Polonia che non vuole chiudere le sue miniere e, tolta la Germania, produce più elettricità da carbone di tutti gli altri Paesi Ue messi insieme.

 

L’Italia e le Green energy

Ma cosa accade in Italia? Tra gli Stati dell’Unione europea il Bel Paese ha un’ottima posizione sul fronte della domanda energetica: siamo terzi per contributo delle green energy sui consumi finali lordi e secondi per produzione elettrica verde. Nel primo semestre del 2019 l’Italia registra un meno 25%, con l’impegno però di avviarsi sempre più all’incremento delle fonti di energia rinnovabile.

Le rinnovabili in Italia hanno coperto il 33,9 per cento della produzione elettrica, il 19,2 per cento dei consumi termici e, applicando criteri di calcolo definiti dalla Direttiva 2009/28/CE, il 7,7 per cento dei consumi nel settore dei trasporti.

Bisogna specificare che la Direttiva 28 del 2009, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 28 del 3 marzo 2011, assegna all’Europa nel suo complesso e ai singoli stati membri, due importanti obiettivi vincolanti in termini di diffusione delle fonti rinnovabili.

Innanzitutto, l’ overall target che prevede il raggiungimento, entro il 2020, di una quota dei consumi finali lordi complessivi di energia coperta da fonti rinnovabili almeno pari al 20% in Europa (al 17% in Italia).

Come secondo obiettivo c’è quello settoriale dei trasporti che prevede il raggiungimento, entro il 2020, di una quota dei consumi finali lordi di energia nel settore dei trasporti coperta da fonti rinnovabili, uguale per tutti gli stati membri, pari almeno al 10 per cento.

In Italia la transizione energetica è regolamentata dal “PAN – Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabili”, trasmesso alla Commissione europea nel 2010, che individua le traiettorie annuali per il raggiungimento dei due obiettivi italiani al 2020 e ne introduce due ulteriori relative ai settori elettrico e termico.

Insomma, il cammino verso la transizione energetica è ancora lungo e non privo di ostacoli ma, volendo usare un vecchio saggio detto, “chi ben comincia è a metà dell’opera”.

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