Estenuanti ore di attesa sulla piattaforma predisposta dal ministero dell’Ambiente, l’Italia ancora troppo lontana dalla “rivoluzione digitale”.

Qualche infallibile ottimista l’ha descritta trionfalmente come “l’alba di un nuovo giorno” o ancora è stata presentata da alcuni esponenti politici come “l’ingresso del Paese nella modernità”. Il click day per richiedere il bonus mobilità ci ha lasciati con l’amaro in bocca perché se da un lato alcuni fortunati sono riusciti a ottenere quel piccolo contributo per l’acquisto di un monopattino elettrico o di una bici a pedalata assistita, dall’altra parte le ore di attesa e i messaggi di errore sulla piattaforma ci hanno delusi perché sono lo specchio di un Paese ancora troppo indietro, confuso e poco organizzato. 

In cosa consiste il bonus

Il buono mobilità è un contributo pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500 per l’acquisto di mezzi di locomozione “green”. Per mezzo “green” si intende biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come ad esempio monopattini, hoverboard e segway, ovvero per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.  

Il rimborso avviene in due fasi: in una sarà il cittadino ad essere rimborsato del 60% della spesa; nella seconda invece è lo stesso cittadino a pagare al negoziante aderente direttamente il 40% e sarà il negoziante aderente a ricevere il rimborso del 60%.

Il click day

Il giorno tanto agognato per ottenere il bonus mobilità è arrivato lo scorso 3 novembre quando i cittadini (più fortunati) hanno potuto richiederlo sul sito buonomobilita.it. I cancelli virtuali hanno aperto alle 9.30 con la prospettiva di una “sala di attesa” numerata (sempre  e rigorosamente online). Purtroppo, però, alle 9.55 c’è già stato il primo intoppo. 

Il primo stop della mattina è durato circa un’ora, poi la piattaforma ha ripreso a funzionare, seppur a singhiozzo, con sollievo delle centinaia di migliaia di utenti in sala d’attesa. 

Poco dopo le 13 erano quasi 600.000 le persone in coda, con un plafond ancora ampio, ma anche con una lista d’attesa lunghissima.

L’odissea

I disservizi che hanno frustrato le decine di persone connesse sono stati causati dall’elevato numero di utenti collegati, con picchi in mattinata da 300 a 600mila utenti in coda.

Tutta la giornata, infatti, è andata avanti fra crash e problemi riguardanti anche lo Spid cioè il sistema pubblico di identità digitale, ad esempio di Poste Italiane e Sielte. 

In alcuni casi è stato proprio lo Spid a dare i problemi. Basti pensare che in tutta Italia si sono registrate segnalazioni di malfunzionamenti collegati a Spid erogato da Poste Italiane (uno dei principali fornitori del servizio).

Insomma, un vero e proprio incubo segnalato anche da ADUC l’Associazione dei diritti di utenti e consumatori, per tutti coloro che hanno già acquistato o vorrebbero acquistare una bicicletta o un monopattino elettrico.

Lontani dall’efficienza

Abbiamo capito, insomma, che il click day è stato un vero e proprio disastro. Ma cosa è andato storto? Perché è così difficile adeguare i nostri sistemi informatici alle tecnologie del ventunesimo secolo? A tal proposito, vale la pena ricordare che questo non è il primo click day che finisce in tragedia. Sogei, la s.p.a. tecnologica del ministero dell’Economia e Finanza chiarisce in una nota che “l’infrastruttura dedicata al servizio non ha registrato anomalie”. Il provider di rete, alcuni minuti prima della apertura del sito dedicato, ha rilevato un traffico anomalo e ha messo fuori connessione l’azienda con la conseguenza che tutti i servizi erogati sono risultati irraggiungibili. “In seguito il sito è stato reso disponibile ed è partita la procedura prevista di accoglienza dei cittadini nella sala d’attesa virtuale gestita in Cloud”.

Eppure, fare in modo che questi problemi non si verifichino esiste e noi che ci occupiamo proprio di Cloud Computing come modello di business efficace ed efficiente lo sappiamo bene. Le soluzioni di Cloud Computing hanno tra le caratteristiche principali proprio la scalabilità e possiamo definire scalabile un sistema capace di aumentare e ridurre le proprie prestazioni, risorse e funzionalità in base alle necessità di chi lo richiede.

Cloud e sostenibilità

Come sapete la sostenibilità, l’uso efficiente delle risorse e la mobilità intelligente sono argomenti a cui teniamo in maniera particolare ed è per questo, forse, che ormai tanti anni fa il Cloud Evangelist Fabio Cecaro ha fondato VMEngine, per coniugare l’efficienza della tecnologia Cloud con l’idea di uno sviluppo sostenibile duraturo. La nostra filosofia è stata sposata dal gruppo ITDM e dai nostri clienti che ogni giorno ci preferiscono per la professionalità ma soprattutto per l’efficienza. Offrire servizi online non è un gioco e non è nemmeno, come dicono alcuni, il futuro. Offrire servizi online è un lavoro e nel 2020, farlo in modo efficiente, è anche un dovere.

La tua architettura IT è scalabile?

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