Prima un crollo generale della suite di Google poi continui micro down nei giorni successivi legati soprattutto al servizio di posta elettronica Gmail.

Cosa è successo?

Lunedì 14 dicembre alle 3.35 (orario americano) Google Suite ha smesso di “funzionare” per poi tornare attivo dopo circa 50 minuti.

Questo è quanto dichiara da Google in un comunicato ufficiale sulla dashboard dei Workspace, in cui si legge “Google ha riscontrato un’interruzione del sistema di autenticazione per circa 45 minuti a causa di un problema di quota di archiviazione interna“ e continua rassicurando i suoi utenti che tutti i servizi sono stati ripristinati.

50 minuti che hanno tenuto il mondo di Internet sospeso e che continuano a tenerlo, visto anche, nei giorni a seguire sono stati registrati altri down che hanno interessato soprattutto la piattaforma Gmail.

Dopo mezz’ora di blackout i primi servizi a tornare operativi sono stati Youtube, Drive e Google Maps, anche se con qualche piccolo problema (impossibilità di accedere ai contatti salvati nella rubrica della casella di posta) i servizi hanno ricominciato a lavorare. 

Quali app ha interessato il crollo?

Tutti ormai siamo dipendenti da Google, in un modo o nell’altro Google è diventato il nostro fedele amico, sempre pronto a  rispondere per ogni dubbio o incertezza, ma pronto anche ad archiviare i nostri dati grazie a Drive che ci permette di avere tutto a portata di mano, oppure p a ricordarci i nostri appuntamenti di lavoro grazie a Google Calendar, o a darci le giuste indicazioni con il navigatore satellitare Google Maps.

Riusciamo a pensare a quello che è successo quando tutto questo si è bloccato? A quello che sarebbe potuto succedere se anche il motore di ricerca più importante al mondo avrebbe smesso di essere attivo? 

Partiamo da quello che veramente si è bloccato, dalle conseguenze dello STOP di alcune applicazioni.

Moltissime le segnalazioni di disservizi arrivate per il malfunzionamento di Drive, Youtube, Gmail, Meet o Classroom utilizzata in questo periodo dagli studenti attualmente in DaD (didattica a distanza).

Non sono mancati messaggi ironici che hanno subito suggerito che qualcosa stesse andando storto.

Qualcuno è rimasto addirittura al buio perchè anche i dispositivi intelligenti come Google Home hanno smesso di funzionare,impedendo agli utenti di accendere o spegnere le luci. Down anche dei servizi di navigazione come Google Maps, fortuna per chi aveva salvato la rotta del suo viaggio.

E ancora blackout per il Play Store di Google, Duo, Google Translate, per la piattaforma di video making Youtube (ormai di proprietà del colosso Google da qualche anno).

Le cause 

Il colosso di Mountain View ha subito comunicato le motivazioni legate a questo crollo improvviso, non mancano però le teorie che non credono alla versione ufficiale del colosso californiano. Può un semplice incremento di capacità aver scatenato tutto questo e giustificare i continui crolli che ancora si stanno verificando?

Sono in molti, infatti, a sostenere che il malfunzionamento possa essere legato agli attacchi hacker che hanno preso di mira diverse realtà mondiali, tra cui proprio quello ai danni degli Stati Uniti. 

 
Cosa sarebbe successo senza il Cloud? Che fine avrebbero fatto i nostri dati?

In sintesi questi 50 minuti hanno tenuto di certo il mondo con il fiato sospeso, la scuola, le imprese, le istituzioni hanno avuto un STOP improvviso.

Ma ci siamo chiesti quanto nel periodo del lockdown generale il Cloud sia stato un nostro fedele alleato? Ha permesso alle aziende di facilitare il lavoro da remoto, alle scuole di essere al fianco degli studenti grazie alla DaD.

Di certo i vantaggi di vivere in un mondo sempre connesso sono molti, possiamo chiudere un occhio al termine di un anno che ci ha messo a dura prova?

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