Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano il 68% delle imprese utilizza più di un Cloud provider

Da anni, ormai, il Cloud Computing viene usato come modello di business di cui sempre più imprese piccole, medie o grandi non riescono a fare a meno. Si tratta di una “nuvola” di dati, informazioni e servizi sempre accessibile, da qualsiasi dispositivo in qualunque luogo, a patto di avere una connessione alla rete internet. Un modello di fruizione in grado di superare il tempo e lo spazio e un grande vantaggio per il cliente che “paga ciò che consuma”, abbattendo gli investimenti per l’acquisto e per la gestione di una infrastruttura IT, dunque concentrando tutte le proprie risorse sul perseguimento degli obiettivi legati al business. Tuttavia, da qualche tempo sentiamo parlare di Multi Cloud, dei vantaggi e delle prospettive di un modello agile, versatile e (forse) anche efficiente.

Ma cos’è il Multi Cloud e per quale motivo viene considerato il futuro dei servizi IT? Un ambiente Multi Cloud è costituito da più servizi Cloud pubblici o privati forniti da diversi provider. In questi ambienti, l’azienda utilizza e coordina servizi di due o più provider per rispondere al meglio alle proprie esigenze economiche, tecniche o funzionali.

Attenzione, però. Ambiente Multi Cloud non vuol dire che per un’azienda coesistano semplicemente diverse soluzioni Cloud ma vuol dire che queste soluzioni entrino in connessione e vengano sfruttate con dinamicità e flessibilità. In questo modo, le aziende sfruttano i benefici delle diverse modalità di funzionamento e delle specifiche offerte dei fornitori.

Basti sapere che dai dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, risalenti alla fine del 2019, emerge che il 68% delle imprese utilizza più di un Cloud provider.

Il Multi Cloud dunque permette alle imprese clienti di evitare la dipendenza da un unico fornitore. A proposito di fornitori, in questo momento sul mercato i principali provider presenti sono Amazon Web Service, Microsoft Azure, Google Cloud Platform e IBM Cloud, quest’ultimo molto presente in Asia. Invece, utilizzato soprattutto da piccole e medie imprese industriali c’è Alibaba Cloud. Per quanto riguarda l’Italia, invece, c’è la storica Aruba e la recente proposizione di Retelit in collaborazione con Huawei.

Ma il Multi Cloud pare essere vantaggioso per le aziende anche per altri motivi. Per esempio può fornire la possibilità di scegliere, di volta in volta, su quale provider acquistare uno specifico servizio in base al migliore rapporto prestazioni-costi. Non solo, ci sarebbe anche il vantaggio di essere “sostenuti” da una business community in cui le applicazioni sono replicate su ambienti diversi, che funzionano in modalità “active-active” cioè in cui entrambi sono sempre attivi e si spartiscono i carichi di lavoro o in modalità “active-passive” nella quale uno dei due svolge solo un compito di backup. Infine, tra i vantaggi da non sottovalutare c’è la creazione di ambienti geograficamente distribuiti che permettono di aumentare le performance applicative in regioni specifiche, ottemperando nel contempo a compliance relative alla localizzazione dei dati.

Questi sono i vantaggi e le tendenze del Multi Cloud, tuttavia quando si parla di Multi Cloud non bisogna confonderlo con l’Hybrid Cloud, due approcci strategici concordi ma differenti. Nel caso dell’Hybrid Cloud si intende un ambiente che utilizza Cloud pubblico, privato e soluzioni “on-premises”, con l’obiettivo di trarre il meglio delle varie modalità di erogazione delle tecnologie a seconda delle esigenze dell’azienda cliente. Nel secondo caso, quello appunto del Multi Cloud, rientrano le situazioni in cui un’azienda utilizza e coordina servizi Public Cloud di due o più provider per rispondere al meglio alle proprie esigenze di business e tecniche.

Dai dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano risalenti al 2019 risulta che i principali vantaggi ricercati dalle aziende nell’evoluzione verso ambienti Hybrid e Multi Cloud sono la maggiore continuità del servizio, la scalabilità dei sistemi, il minore rischio di lock-in da parte del Cloud provider, l’ottimizzazione del costo complessivo del sistema e l’ottenimento di migliori funzionalità a supporto dei processi. In coda, invece, la volontà di erogare in modo più efficiente i servizi in aree geografiche diverse a livello internazionale, dato condizionato dal basso livello di internazionalizzazione delle imprese italiane e la volontà di mantenere i carichi di lavoro più critici internamente, portando in Cloud esclusivamente componenti secondarie.

Come stai gestendo il tuo Journey to Cloud?

L’opportunità, ma anche il rischio, per ogni impresa risiede nella governance di questa transizione , a prescindere dalla strategia che si è scelto di adottare.

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