L’acqua, l’oro blu del VVI secolo, è tra le risorse naturali più preziose ma allo stesso tempo più minacciate se si considera che le risorse idriche del pianeta Terra sono messe a dura prova dall’inarrestabile sviluppo “insostenibile”.

Di conseguenza, lo spreco d’acqua nel mondo è una tematica che va affrontata con molta urgenza visto che parliamo di una risorsa fondamentale per la sopravvivenza del nostro Pianeta.

Basti pensare che solo in Italia, negli ultimi mesi stiamo assistendo a una vera e propria crisi idrica, il fiume Po è sceso del 65% e le amministrazioni locali sono costrette a ridurre i consumi d’acqua in Italia.

Entro il 2050 assisteremo a un ulteriore aumento della siccità e a una riduzione delle piogge del 20%, ecco perché è fondamentale fare luce adesso sulla questione e iniziare ad avere un consumo d’acqua per famiglia più cosciente e sostenibile. Non solo.

Secondo il Global Risks Report 2019 pubblicato dal World Economic Forum i conflitti per l’acqua sono uno dei principali fattori di rischio globale poiché le crisi idriche potrebbero condurre a una profonda instabilità sociale e perfino a violenti scontri tra stati.

Studi condotti dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dalle Nazioni Unite stimano che entro il 2025 due terzi della popolazione mondiale soffrirà di significative carenze idriche e che entro il 2050 metà della popolazione sarà colpita da un’estrema scarsità idrica.

Che dire invece delle infrastrutture idriche, troppo spesso inadeguate, in giro per il mondo? Basti pensare che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità circa una persona su tre su questo pianeta attualmente non ha accesso all’acqua potabile.

Prima di raccontarvi come la tecnologia, e nello specifico l’Internet of things può venirci in soccorso vi racconteremo alcuni casi eclatanti di carenza di risorse idriche unite al malfunzionamento delle infrastrutture.

Cape Town, Sud Africa

Era maggio 2018 quando la metropoli sudafricana sembrava destinata a rimanere del tutto priva di acqua corrente, a causa delle combinazione maligna di alti consumi, del tutto in linea con quelli di altre città di pari dimensioni, e siccità. A far scongiurare il pericolo della fine dell’acqua a CapeTown è stata soprattutto una draconiana politica di razionamento.

“In tre anni- scriveva il Financial Times –  i residenti di Cape Town hanno più che dimezzato il loro utilizzo da 1,2 miliardi di litri al giorno nel 2015, a poco più di 500 milioni di litri all’inizio di quest’anno. Per farlo si è arrivati a un uso medio 50 litri al giorno a persona, rispetto a un utilizzo medio mondiale di 185 litri”.

Una policy che per fortuna ha dato i frutti sperati, fatta di docce contingentate, di giardini lasciati rinsecchire, di fontane spente e di auto sporche.

Tokyo, Giappone

La megalopoli asiatica è una delle città che oggi soffre di più di un grave quadro urbano di stress idrico. Una notizia non da poco se si pensa che quasi tutte le città più povere in termini di disponibilità d’acqua si trovano nei paesi in via di sviluppo a rapida urbanizzazione, ad eccezione di Tokyo, metropoli ricca e con un sistema idrico ben gestito.

Il problema per la capitale del Giappone è però la mancanza di strutture per affrontare la siccità. Stando a quanto dichiarano gli esperti, il prossimo passo per Tokyo dovrebbe essere quello di costruire impianti di desalinizzazione prima che lo stress idrico diventi un problema troppo grande da gestire.

Londra, Regno Unito

I cambiamenti climatici sono una vera e propria piaga per la capitale del Regno Unito che, nonostante gli stereotipi, è alle prese con la siccità. Basti pensare che Londra ha ricevuto solo 106 giorni di pioggia all’anno e solo circa 600 millimetri di pioggia, circa la metà delle precipitazioni medie di Sydney, in Australia.

Quest’anno il Regno Unito ha registrato la primavera più soleggiata degli ultimo 90 anni fa e maggio, in particolare, è stato il più secco da 124 anni. Tutto questo, unito a guasti della rete idrica, stanno creando non pochi problemi ai londinesi.

Flint, Michigan (Usa)

Infine, arriviamo in America, nel Midwest, dove per una volta non è il climate change o la siccità la causa del problema ma un disastro di incredibili proporzioni provocato dalla “mano” scellerata dell’uomo politico.

Flint è una città di circa 100mila abitanti dove è stato scoperto che l’acqua potabile distribuita per circa un anno e mezzo, fino all’ottobre 2015, conteneva percentuali tossiche di piombo.

La contaminazione era iniziata quando la città di Flint aveva deciso di cambiare la sua fonte di approvigionamento dell’acqua, per risparmiare, rifornendosi dal fiume Flint che passa vicino alla città: l’acqua del fiume era tecnicamente potabile ma leggermente corrosiva e non era stata trattata con gli ortofosfati come si fa di solito in questi casi.

Attraversando le vecchissime tubature della città, quindi, l’acqua cominciò a portare con sé piombo e altri batteri. Tutto quello che è successo dopo è drammaticamente cronaca.

Tutto quello che vi abbiamo raccontato fin qui è per fare una panoramica sui problemi che possono scaturire da condizioni climatiche avverse o, peggio ancora, da una errata gestione delle infrastrutture idriche.

Quali sono, pertanto, le soluzioni da mettere in campo per salvaguardare “l’oro blu” del XXI secolo? Ma soprattutto, esistono soluzioni tecnologiche di ultima generazione in grado di ridurre il problema?

Ovviamente sì. In questo viene in aiuto l’Internet of things, la tecnologia che permette di massimizzare le capacità di raccolta e di utilizzo dei dati da una moltitudine di sorgenti cioè prodotti industriali, sistemi di fabbrica o veicoli di trasporto a vantaggio di una maggiore digitalizzazione e automazione dei processi.

Queste soluzioni vanno a migliorare quelle già utilizzate come impianti di dissalazione che sostanzialmente operano con due metodologie: separazione dell’acqua dai sali e separazione dei sali dall’acqua.

  1. La prima consiste nel fare evaporare l’acqua e recuperarla condensandola;
  2. la seconda si basa sul processo della cosiddetta osmosi inversa: l’acqua salata viene filtrata a pressioni elevate attraverso membrane permeabili all’acqua e ad altri pochi elementi.

Tuttavia, questa efficace soluzione al problema della scarsità di acqua dolce comporta gravi svantaggi: innanzitutto, un costo energetico molto elevato: in effetti, le migliori tecnologie esistenti richiedono circa 4 kWh di elettricità per ogni metro cubo di acqua prodotta.

Ma il più grave rovescio della medaglia è rappresentato dal costo per l’ambiente, dovuto in primis alle immissioni di CO2 nell’atmosfera da parte degli impianti che utilizzano combustibili fossili nel processo produttivo.

A questo, poi, si aggiunga il sensibile impatto che tali sistemi stanno già esercitando sui fragili equilibri degli ecosistemi marini, a causa del principale residuo del processo di dissalazione con l’osmosi inversa, la cosiddetta “salamoia”.

Passando invece alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, Una vera e propria rivoluzione nella tecnologia idrica viene da una piccola startup svedese che si chiama “Aqua Robur”.

L’anno scorso la piccola azienda ha raccolto 800.000 dollari per sviluppare e commercializzare il suo dispositivo IoT autoalimentato per il monitoraggio delle condotte idriche. Si tratta di una micro turbina idroelettrica che genera in modo efficiente energia nei sistemi idrici urbani senza interrompere però le operazioni idriche.

La tecnologia Aqua Robur infatti ha ricevuto il premio Horizon della Commissione europea per un valore di 2 milioni di euro per la sua tecnologia innovativa per il monitoraggio delle reti idriche. Questo sistema mira dunque a essere un attore di primo piano nella sensibilizzazione sull’importanza della riduzione delle perdite d’acqua e come abbiamo appena visto l’acqua, soprattutto di di questi tempi, è vita.

L'IoT è un'occasione da non perdere

Non è un solo tema tecnologico, ma ormai riguarda manager e imprenditori.

L’Internet of Things in azienda (e fuori) traina la trasformazione digitale, è al cuore dell’Industry 4.0, trasforma Supply Chain e Marketing, genera i dati per l’Intelligenza Artificiale.

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